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Fatture estere · 14 maggio 2026

Fatture estere B2B: come gestire autofattura e reverse charge

Acquisti un servizio o un bene da un fornitore estero e la fattura arriva senza IVA italiana. Tocca a te integrarla con l'autofattura elettronica, usando i codici TD17, TD18 o TD19. Ecco come non sbagliare.

Nelle operazioni B2B con l'estero l'IVA non la applica il fornitore straniero: deve assolverla l'acquirente italiano, attraverso il meccanismo del reverse charge (inversione contabile). In pratica ti arriva un documento senza IVA e sei tu a doverla integrare, emettendo un'autofattura elettronica e trasmettendola allo SDI in formato XML.

I tre codici da conoscere

  • TD17 — acquisto di servizi da fornitore estero (UE o extra-UE)
  • TD18 — acquisto intracomunitario di beni (fornitore UE)
  • TD19 — acquisto di beni già presenti in Italia da fornitore estero

I termini di trasmissione

Per TD17 e TD18 il documento va inviato allo SDI entro il giorno 15 del mese successivo al ricevimento della fattura estera. Il TD19 segue invece la regola dei dodici giorni dall'operazione.

La doppia registrazione

L'autofattura va annotata su due registri in parallelo: nel registro IVA vendite, dove l'imposta figura a debito come se avessi venduto, e nel registro IVA acquisti, dove la stessa imposta figura a credito come in un normale acquisto. Il risultato è neutro, ma la registrazione va fatta correttamente.

Con il D.Lgs. 87/2024 la sanzione per l'omessa o errata trasmissione dei codici TD è pari al 70% dell'imposta, con un minimo di 250 euro per fattura. Sirio Cloud genera l'autofattura con il codice TD corretto a partire dal documento estero e cura la doppia registrazione in automatico: tu registri l'acquisto, al resto pensa il gestionale.